I campionati mondiali di calcio sudafricani si sono appena conclusi, e – com’era prevedibile – i media italiani si sono ben guardati dall’evidenziare i risvolti gay friendly dell’evento. Tanto per cominciare nessuno ha ricordato che in Sud Africa i matrimoni gay sono diventati legali a partire dal 2004, e che la finale si è disputata fra due squadre che – a loro volta – hanno approvato una legge sui matrimoni gay, e cioè l’Olanda (che li celebra dal 2001) e la Spagna (che, come forse ricorderete, aprì le porte ai matrimoni gay nel 2005). Come se tutto ciò non bastasse anche le squadre che si sono disputate la terza posizione rappresentavano delle nazioni che hanno deciso di riconoscere le unioni civili anche fra persone dello stesso sesso. Infatti stiamo parlando della Germania (che ha introdotto gli Eingetragene Lebenspartnerschaft nel 2001) e dell’Uruguay (che, dal 2008, è una delle poche nazioni sudamericane con una legge di questo tipo). Probabilmente non c’è alcun collegamento diretto fra le prestazioni di queste squadre di calcio e lo status legale degli omosessuali nelle rispettive nazioni, ma considerando la pessima figura dell’Italia, che a tutt’ora non offre alcuna forma di riconoscimento giuridico per le coppie omosessuali (e nemmeno uno straccio di aggravante per i reati di omofobia), è evidente che approvare leggi a favore della comunità omosessuale di certo non fa male al calcio, mentre ostinarsi a negarle di certo non porta particolare fortuna. In attesa che chi di dovere se ne renda conto e magari voglia prendere degli scaramantici provvedimenti, magari approvando una legge sulle unioni civili entro i prossimi mondiali, ci congratuliamo con i vincitori e – soprattutto – con la politica gay friendly delle loro nazioni.


