Ha fatto molto discutere la recente presa di posizione della Governatrice delllo Stato delle Hawaii, tale Linda Lingle, che ha deciso di porre il veto sulla legalizzazione delle unioni civili, che aveva già superato le votazioni di Camera e Senato. La Governatrice si è poi giustificata dicendo che firmare la suddetta legge avrebbe voluto dire introdurre il matrimonio gay sotto falso nome. Premesso che sarà comunque possibile per Camera e Senato superare il veto votando a maggioranza qualificata, può essere interessante notare che, pochi giorni dopo, il giudice Joseph Tauro dello Stato del Massachusetts si sia espresso – per la prima volta nella storia della giurisprudenza americana – contro il Defense of Marriage Act. Per chi non lo sapesse si tratta di una legge federale, introdotta nel 1996, che stabilisce che nessuno Stato americano deve essere vincolato a riconoscere automaticamente i matrimoni omosessuali contratti negli Stati (o nelle nazioni) in cui questo è possibile. Allo stesso modo questa legge precisa che, a livello federale, l’unica forma di matrimonio riconosciuta è quella fra uomo e donna. Ebbene: accogliendo il ricorso di un cittadino, il giudice Joseph Tauro ha dichiarato che la suddetta legge sarebbe incostituzionale, e che andrebbe paragonata alla proibizione dei matrimoni interraziali che rimase in vigore negli USA per buona parte del secolo scorso. Gli ottimisti pensano già che questa sentenza potrà aprire le porte a nuove possibilità, mentre alcuni politici decidono di compiere dei gesti simbolici di una certa importanza: Scott Stringer, presidente democratico del distretto di Manhattan, ha deciso di sposare la sua compagna in Connecticut (dove sono possibili i matrimoni gay), per rispetto nei confronti degli omosessuali che non possono sposarsi a New York. Complimenti!


