Made in USA

Nonostante le loro grandi contraddizioni gli Stati Uniti hanno rappresentato da sempre una sorta di apripista per l’emancipazione e la legittimazione della comunità omosessuale, anche e soprattutto per merito della stessa comunità gay, che è sempre stata in grado di agire in maniera solidale e mirata, ha fsempre atto del coming out una questione di principio e nel tempo si è raccolta attorno a figure carismatiche in grado di motivarla e di farle portare avanti delle battaglie tutt’altro che semplici in una nazione tendenzialmente conservatrice e tradizionalista. In ogni caso, a lungo andare, tanta caparbietà è stata premiata, visto che il prestigioso istituto di analisi Gallup ha accertato che – per la prima volta – la maggioranza degli americani ritiene le relazioni omosessuali moralmente accettabili, mentre diminuisce il numero di quelli che si oppongono al loro riconoscimento. Probabilmente è anche per questo motivo che la classe politica dell’era Obama, nonostante una buona dose di gatte da pelare, continua a dare segni di apertura verso la comunità GLBT. Tanto per cominciare potrebbe essere abolito a giorni un cavillo burocratico introdotto nel 1993, che stabiliva che gli omosessuali avrebbero potuto far parte dell’esercito a patto di non dichiarare le proprie inclinazioni: la Camera ha già votato per la sua rimozione e, salvo imprevisti, anche il Senato dovrebbe essere d’accordo. Nel frattempo il presidente Obama ha deciso di estendere i benefici coniugali dei dipendenti del Governo (sussidi, ferie, tasse, assicurazione sanitaria e quant’altro) anche alle coppie dello stesso sesso. A questo punto non stupisce più di tanto se il Senatore Paul Koering, il primo politico repubblicano dichiaratamente gay dello Stato del Minnesota, ha ammesso pubblicamente di avere offerto una cena al gay porn performer Brandon Wilde… In fondo non ha fatto niente di male, giusto?

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