Paese che vai, icona gay che trovi. Per chi non lo sapesse le icone gay possono essere di tre tipi: i “sex-symbol” (i maschi che animano le fantasie erotiche dei gay), i “modelli” (i personaggi, gay e non, che si prendono come riferimento per il loro modo di essere e per il loro look) e le “dive” (quelle donne di spettacolo in cui, per diverse ragioni, il pubblico gay si identifica). Le dive diventano tali perchè si schierano dalla parte dei gay, perchè interpretano canzoni o hanno recitato in film dai risvolti gay, perchè sono perseguitate dai benpensanti come lo sono i gay, perchè hanno amici o parenti stretti gay, perchè non si fanno problemi ad avere un look eccentrico o perchè spesso la vita è stata ingiusta con loro. Le dive di serie A (come Madonna) rispondono a tutte queste caratteristiche, mentre le dive di ultima categoria rispondono a una sola. In Italia non ci sono tante dive, quindi ogni volta che una diva italiana mette in forse il suo “status” la comunità gay ci rimane molto male. Più o meno è quello che è successo ultimamente con Lorella Cuccarini, che in una recente intervista aveva dichiarato di non essere a favore dei matrimoni gay, per poi precisare di essere assolutamente a favore delle unioni civili, anche se – in quanto cattolica – continua a pensare che il matrimonio può essere tale solo fra uomo e donna. Non ci è dato sapere se è riuscita riparare il danno, certo è che altrove ci sono dive in boccio di tutt’altro avviso. E’ un po’ il caso dell’attrice Anne Hathaway, che ha rinunciato alla Chiesa Cattolica per solidarietà al suo fratello omosessuale Michael. Ora Anne Hathaway (che sta lavorando ad un film sulla vita di un’altra icona gay, Judy Gardland) è entrata nella chiesa Episcopale, molto più tollerante nei confronti della comunità omosessuale (tant’è che ha nominato da poco la prima vescova lesbica di Los Angeles). Un vero peccato che le dive italiane, a differenza di quelle straniere, non abbiano questo tipo di alternative.


